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Ti parlo con un vestito
Dalle Afriche, immagini e illustrazioni attraverso i tessuti
BREVE EXCURSUS DEL PERCORSO
LABORATORIO
RADICI AFRICANE
L’Africa ha una lunga tradizione tessile, dove la varietà dei materiali si
somma a quella degli stili. Impiegati per fare vestiti, i tessuti
servivano anche come moneta, erano portatori di messaggi ed erano il segno
evidente di una notevole ricerca estetica.
Le stoffe di fabbricazione locale costituirono per lungo tempo dei beni
preziosi e rari. Considerate segno di potere e ricchezza, erano usate come
delle monete, dunque utili per comprare, vendere e fare scambi di
mercanzie.
Il tessuto non era però solo moneta o vestito. Esso rappresentava anche,
per via delle decorazioni che lo arricchivano, una sorta di documento dove
si poteva trovare impressa l’identità sociale e religiosa di colui che ne
era proprietario.
LE
DIVERSITA’
L’Africa è grande e le abitudini legate
all’abbigliamento sono innumerevoli, perché le situazioni climatiche e
ambientali sono disparate, le economie dei paesi sono diverse, le
tradizioni e gli influssi religiosi sono mille e uno! Senza parlare poi
della co-esistenza di mode contemporanee e pratiche ancestrali. Basti
pensare a come, accanto all’uso di fabbricare tessuti con la corteccia
d’albero, viva e prosperi l’alta moda, il prêt à porter.
Per constatare quanto questa varietà di usi e comportamenti sia reale,
basta visitare una delle tante capitali africane: Bamako, Dakar, Lomé,
Cotonou, Kinshasa, Nairobi, Kampala. Per strada si incontra di tutto.
Uomini in boubou, pantaloni e camicia, in giacca e cravatta, in jeans e
maglietta. L’abbigliamento femminile è ancora più ricco e variegato:
magliette, gonne, maxigonne, camicette, pagnes tradizionali, pantaloni,
tailleurs.
TAVOLOZZA AFRICANA
La tintura dei tessuti è un’arte molto
antica, e si effettuata fondamentalmente con due tecniche: quella
dell’immersione e quella dell’impressione.
La tecnica dell’immersione consiste nel mettere a “bagno” il tessuto in un
liquido colorato da sostanze vegetali. Prima di iniziare il bagno di
colore, la superficie della stoffa può essere predisposta perché prenda il
colore nei più svariati modi. Le tecniche “di riserva” sono
numerose. Parti della stoffa possono essere annodate, cucite, ricoperte da
sostanze repellenti, in modo da non essere raggiunte dalla tinta. A volte
nelle stoffe annodate e cucite possono essere inseriti dei sassi, delle
conchiglie, delle forme particolari ritagliate nel legno della calebasse.
Lo scopo è sempre quello di impedire che il colore si diffonda
uniformemente. Infatti, dopo il bagno nel colore, quando il tessuto viene
liberato da tutte queste “maschere”, le sfumature e le zone non colorate
contrastano con il resto della stoffa.
La tecnica dell’impressione consiste nel creare “stampi” o “tamponi”
intarsiati in legno (o altro materiale, come cuoio o zucca) e poi
applicarli ripetutamente sul tessuto. Un effetto ancora più interessante
si ottiene scolpendo la superficie sferica di una calebasse. Questa, dopo
essere stata cosparsa di colore, viene fatta ruotare sulla tela, creando
effetti grafici molto belli. In alcuni casi i due procedimenti si possono
combinare. Si può cioè lavorare prima con il tampone, utilizzando un primo
colore, e poi aggiungere un secondo colore con la tecnica della zucca
incisa.
COLORAZIONE INDUSTRIALE
Le
tecniche di colorazione tradizionali africane sono state riprese in
occidente e trasformate industrialmente. Esistono attualmente diverse
tipologie, che variano per le tecniche e i materiali impiegati:
- Il
wax print, tipico della produzione olandese, è la trasposizione
industriale del batik indonesiano, unita alla tecnica di stampa europea.
Praticamente il wax subisce due trattamenti. Prima viene stampato “a
riserva” e poi decorato in superficie. Questa stampa per tappe è molto
caratteristica e dà risultati eccellenti. Il tessuto può essere utilizzato
su tutti e due i lati, perché non ha retro-verso.
- I
javaprints, pure prodotti in Olanda, sono tessuti a fondo quasi
sempre scuro, con disegni sottili e chiari. Per questo i javaprints hanno
un aspetto orientaleggiante, che lascia trasparire le radici asiatiche
della tecnica.
- Un’altra
tecnica di colorazione è quella chiamata cover. Su un fondo striato
color indaco o sabbia, viene stampato con un rullo un motivo monocromatico
molto semplice (spesso si tratta di figure geometriche elementari). Il
risultato finale, come si può capire, non presenta le stesse attrazioni
estetiche del wax.
- Il
fancy si ottiene stampando il colore sul tessuto con rotative a
cilindri. La stoffa sbiancata, tesa, centrata, è fissata su un “tappeto
senza fine”. Al di sopra del tappeto ci sono dei tamponi (o cilindri),
alimentati ognuno da un colore diverso. La velocità dello spostamento del
tappeto e quella dei tamponi sono evidentemente sincronizzate. La stoffa
viene colorata solo da un lato; dopo viene messa ad asciugare, poi lavata
e preparata per essere confezionata.
STOFFE PARLANTI
I vestiti
raccontano la storia di coloro che li portano, specialmente se sono
persone in vista nella società. Ogni regione, ogni località, ogni piccolo
Stato, aveva elaborato in passato dei decori diversi, spesso geometrici.
L’abito funzionava come uno “stemma araldico”, e a volte era lo stesso
regnante che creava il disegno e sceglieva i colori del suo “casato”,
oppure attribuiva ai suoi dignitari alcuni colori particolari in modo da
poterli distinguere individuandone le funzioni a corte.
In Ghana, nella regione ashanti, si producevano grandi tessuti in
seta, chiamati (kente), con disegni geometrici molto colorati che
differivano da una famiglia all’altra. Questi decori non erano creati dal
nulla, ma facevano riferimento alle antiche tradizioni, quelle che si
esprimevano attraverso proverbi, racconti e leggende ricordando gli
avvenimenti “storici” che avevano marcato la vita della famiglia, del clan
o del sovrano.
TESSUTI PER CELEBRARE
All’occasione di
cerimonie funebri o di grandi avvenimenti politici le famiglie hanno
l’abitudine di indossare la stessa tenuta, lo stesso wax, come se si
trattasse di una “uniforme”. Le industrie “stampano” per l’occasione
centinaia (o migliaia?) di metri dello stesso wax seguendo le indicazioni
grafiche domandate dai commissionanti. I disegni e i colori sono
naturalmente scelti in base ai significati che veicolano.
Non mancano poi i wax confezionati dagli stessi regimi al potere, recanti
l’effige del Capo di Stato, oppure quelli a tema “religioso”, che
celebrano l’anniversario della canonizzazione di un Santo, la costruzione
di una chiesa, l’apertura di un seminario, la nomina di un nuovo vescovo o
cardinale.
LEZIONI SU STOFFA
Alcuni “segni”
grafici utilizzati nella tradizione africana per decorare tessuti, pagne
in raphia, stuoie, pareti domestiche, statue di antenati e maschere
svolgono un ruolo prettamente pedagogico. Si tratta di segni che
“parlano”, citano proverbi e detti popolari, interrogano e propongono
rebus, fanno venire in mente racconti e miti, e in questo modo
“insegnano”, “educano” chi li guarda. Sono segni, quindi, che tramandano
un “sapere”, che ricordano i valori della tradizione, e invitano a
rispettarli.
AFRICA IN PASSERELLA
In Togo, in Costa
d’Avorio, in Niger e in Senegal ci sono ateliers di alta moda che
presentano i loro modelli in tutto il mondo. Riprendendo le linee
tradizionali, i vestiti coprono i corpi dalle spalle alle caviglie, e
trasformano il pagne annodato alla vita in gonne che scendono
aprendosi in pieghe o in spacchi laterali. Anche le camisole si
arricchiscono di pieghe, di maniche, di scollature. Queste mode hanno
raggiunto mercati lontani dall’Africa.
Le industrie
tessili occidentali imitano le stoffe tradizionali africane, e ne
diffondono le trame in tutto il mondo. Alcuni creatori di moda europei
(vedi Missoni) riprendono i motivi africani integrandoli nei loro
cataloghi. L’arte e la moda africane hanno raggiunto l’Europa e gli Stati
Uniti marcando profondamente le abitudini e i gusti legati
all’abbigliamento.
MONDO DESIGN
Parlando della moda contemporanea africana, abbiamo spesso constatato il
rapporto esistente tra la realizzazioni di vestiti e la produzione di
gioielli, tra il maquillage e la pettinatura, tra la tessitura e il
ricamo. E’ un rapporto vero, non fittizio, perché tra queste arti - che si
compendiano nell’unica arte dell’abbigliamento, intesa come “ricerca del
bello e della cura del corpo” - esiste un legame stretto, palpabile, nella
tradizione africana prima ancora che nelle produzioni occidentali
contemporanee.
Merita di essere
ricordato, a questo proposito, il rapporto esistente tra tessitura e
design. L’Africa, con le sue forme grafiche e i suoi colori, ha contagiato
anche la produzione occidentale di oggetti destinati all’arredamento della
casa o all’abbellimento del corpo. Questo è percepibilissimo nel campo
dell’oreficeria, ma è anche visibile nella fabbricazione di utensili e
mobili di uso quotidiano.
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