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PROGETTO FORMAZIONE - LABORATORIO
Il percorso inizierà il suo itinerario a Trento, 25 ottobre - 6 novembre 2010, nel corso del Festival degli Specchi. Date e luoghi delle successive tappe verranno comunicati nel corso dell’anno.
Cos’è l’identità? Quali sono le origini di questa parola? Che cosa significa “avere” o “costruire” un’identità? Quali sono gli accessori necessari e ineludibili per avere un’identità in contesti storici e culturali diversi? Quali sono le risorse, gli apporti e i problemi derivanti dalle diverse modalità di vivere e di percepire le “identità” nel mondo di oggi?
Cos’è l’identità? La domanda è semplice solo in apparenza. Se si prova a dare una risposta si scopre quanto sia complessa. Perché parlare di identità non è scontato né immediato.
A dispetto di quanto generalmente si crede, pur essendo uno dei termini più utilizzati nel mondo contemporaneo, nulla appare più sfuggente se si considerano le risposte date da ragazzi e insegnanti all’interno dei percorsi interculturali proposti dall’Associazione negli ultimi cinque anni in scuole di diverso ordine e grado.
“Gli accessori delle identità” è un titolo provocatorio che intende enfatizzare, a partire dalle risposte date dalle/dai ragazze/i, il rapporto stretto che esiste tra moda, nuove tecnologie, consumi, e ostentazione dell’identità personale. Modulata su questi ambiti, la discussione sull’identità ci offre una visione di insieme dei processi di ristrutturazione simbolica che accompagnano la nostra esistenza. Questi ambiti assolvono un compito preciso, perché definiscono in rapporto agli altri la propria identità: chi sono, quanto valgo, qual è l’ideologia che sottende al mio stile di vita. Tali accessori permettono di distinguersi e di offrire un’immagine di sé che sia socialmente accettabile nel contesto e nel momento in cui ci si trova ad operare.
La comunicazione mediata dalle nuove tecnologie non inaugura solo trasformazioni al livello delle nostre pratiche quotidiane e delle nostre risorse cognitive. Ciò che muta nel contesto delle attuali forme elettroniche della comunicazione è anche la nostra sensibilità e quindi il nostro modo di relazionarci e di percepire oggetti, ambienti, persone. Vi è dunque, qui, un cambiamento che concerne la stessa identità e il concetto di corporeità.
Oltre a questo, la riflessione prescrittiva che ha come oggetti le cose (accessori) e il territorio che le contiene, è una componente essenziale di ogni discorso identitario.
Il percorso propone una riflessione sugli stretti rapporti esistenti tra la costruzione di oggetti culturali e quella dei soggetti e di identità collettive (i nostri beni, la nostra lingua, la nostra cultura). È pure importante il rimando alla fisicità naturale dei confini, da sempre considerati la forma privilegiata di appello al "dato" attraverso cui conferire altrettanta fisicità ai modelli identitari, i quali sono tutt'altro che naturali. Del resto, l'idea stessa di confine è l'esito oggettivo di una volontà di identificazione e di circoscrizione di una zona, di un contorno, di un profilo in cui poter contenere cose che ci appartengono. Non stupisce quindi notare che, proprio per le notevoli risorse semiotiche offerte dal dispositivo del confine, i discorsi politici e religiosi in diverse culture, abbiano da sempre fatto grande uso del rimando alle dimensioni fisiche e simboliche del territorio (si pensi all'idea di 'terra santa', di 'terra promessa', ecc.), cercando in esse ragioni in più da spendere durante il loro conquistare, costruire, confermare i contorni del proprio profilo identitario.
Le appartenenze e le identità che il legame con tali oggetti consente di costruire e rappresentare non sono, tuttavia, solo formali e ideologiche. Coinvolgono piani emotivi profondi, chiamano in causa il nostro comune senso estetico, le nostre idee su storia e memoria, una certa visione del mondo, del tempo e dello spazio, il nostro modo di “abitare” il territorio (il nostro essere sedentari, migranti o nomadi), il nostro modo di "vestire", il nostro essere “italiani”, “francesi”, “stranieri”, “clandestini”.
In questo percorso saranno perciò affrontati, da vari punti di osservazione e seguendone le articolazioni assunte in varie aree geografiche e temporali del mondo, i rapporti fra territorio e identità; fra protezione di un luogo e difesa di sé; fra bisogni oggettivi e rivendicazioni simboliche; fra concetti di confine e modi di definire l’alterità partendo dai diversi modi di considerare il genere maschile e femminile in diversi contesti socio-culturali.
Esiste, infine, una certa differenza fra i modi in cui diverse popolazioni definiscono la loro "identità". Non basta essere nati in un territorio, parlare una certa lingua o vestirsi in un certo modo per “avere” un’identità. Sorprenderà vedere come in luoghi diversi l’identità sarà più fluida e meno circoscritta. In questi casi "avere" un’identità assomiglierà un po’ più – per usare una metafora – al gesto di indossare un vestito, che sarà anche possibile cambiare nel corso della vita e senza particolari traumi o difficoltà.
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