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Sono passati molti anni e la storia, in modi e con volti differenti si è ripetuta più volte. Nel 2005 è dovuta intervenire la Corte Costituzionale per dichiarare illegittima una norma della Regione Lombardia che negava agli stranieri la possibilità di abbonarsi ai trasporti pubblici regionali.
Nelle ultime settimane, è stata la volta della città di Brescia, dove è stato inaugurato sugli autobus il «guanto da viaggio», monouso e di colore blu: per garantire l’igiene dei passeggeri e per comunicare messaggi pubblicitari, stampati sull’indumento. Il Comune sostiene che l’iniziativa risponde esclusivamente a fini di salute pubblica dal momento che «offre agli utenti un’opportunità in più in termini di igiene».
Ma, a un’attenta lettura l’iniziativa sembra assumere contorni preoccupanti da quando si è saputo che la stessa non verrà adottata sull’intera rete di trasporti della città, ma solo sulla linea 3. Ovvero quella utilizzata, per lo più, da utenti stranieri. Ideona: per smentire qualunque possibile interpretazione xenofoba di questo provvedimento, il Comune potrebbe decidere di stampare su quei guanti l’art. 3 della legge n. 654 del 1975: «è punito con la reclusione fino a tre anni chiunque (...) commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Oppure, sul retro degli autobus, grandi riproduzioni fotografiche del volto di Rosa Parks e una sintesi della sua vicenda.
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