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Stranieri che lavorano nelle nostre fabbriche, mangiano i nostri cibi, parlano la nostra lingua e che frequentano le nostre scuole.
Stranieri che sarebbero accolti come estranei nei loro paesi di origine perché ormai sono italiani, anche se non ne hanno ancora ottenuto il riconoscimento formale.
Mentre in Parlamento si discute, nel mondo reale può accadere di tutto. A Viareggio, la notte del 29 giugno 2009 un treno cisterna carico di gpl deragliò causando la morte di trentadue persone. Tra di loro c’era un cittadino marocchino in attesa dell’esito della sua richiesta di cittadinanza, con tutta la sua famiglia. La sua casa è andata in fiamme e lui è tornato indietro a salvare le carte della pratica. Ci teneva a diventare italiano. Di quella famiglia si è salvata solo la figlia Ibtissam Ayad, Ibi, come la chiamano i suoi amici italiani.
Nei giorni scorsi, l’Italia, commossa per questa storia, ha voluto concederle la cittadinanza. In un comunicato del Consiglio dei ministri si legge che “Con questo gesto l’Italia intende offrire alla signora Ayad un concreto strumento di aiuto e solidarietà, in considerazione del desiderio manifestato di rimanere in Italia”. Se non vi scandalizzate, potremmo commentare così: dovrebbero esserci modi meno cruenti per diventare più rapidamente cittadini italiani.
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