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vai_e_vivrai VAI E VIVRAI, di Radu Mihaileanu, Francia, Brasile, Israele, Italia 2005

 

1984. Centinaia di migliaia di africani di ventisei paesi diversi, costretti dalla carestia, abbandonano il loro paese per ritrovarsi tutti insieme in alcuni campi profughi del Sudan. Grazie all'iniziativa dello stato di Israele e degli Stati Uniti, una vasta azione è organizzata per portare in Israele migliaia di ebrei etiopi. Una madre cristiana spinge suo figlio a dichiararsi ebreo per salvarlo dalla carestia e dalla morte, mentre in realtà nessuno dei due è un discendente del popolo d'Israele. Il bambino arriva sano e salvo in Terra Santa. Dichiarato orfano, è adottato da una famiglia francese sefardita che vive a Tel-Aviv. Cresce con la paura che qualcuno scopra il suo segreto e le sue menzogne: né ebreo, né orfano, solo nero.
Vai e vivrai. Ovvero la celebrazione del coraggio africano. Un film che propone un eroe alla maniera africana, secondo le logiche del coraggio, del silenzio, della dignità. Un eroe non rumoroso, un eroe bambino che diventa uomo, un eroe che risorge ogni giorno dalle proprie sfide, dallo scontro con la banale, incredibile e sempre purtroppo attuale discriminazione razziale. Un eroe della sfida interiore, dei fatti e non delle parole, poco dette e per nulla scritte nella cultura africana. Messaggio di integrazione culturale profonda, messaggio di minoranza nella minoranza, i falasha sono ebrei oltre che neri, oltre che di speranza e di rispetto per quelle suggestioni che la cultura africana allude silenziosa, e nella pellicola si concretizzano in spie simboliche: la natura come mondo di comunicazione con, verso e tra gli uomini, il contatto con la terra come origine delle origini, il cammino come percorso della vita di ogni uomo. Non meno importante e centrale nella pellicola il ruolo femminile: ponte tra culture, ponte tra morte e rinascita di un’esistenza, forza capace di dare vita fino al punto da cacciare un figlio: “Vai e vivrai”. Film immensamente ricco di spunti e di riflessioni, che dovrebbe sollecitare dibattiti per promuovere quella cultura dell’altro di cui troppo spesso solo si parla; un film da leggere come celebrazione dell’eroe nero che ogni giorno troviamo accanto a noi senza riconoscerlo.
 
 

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