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Gli stili di apprendimento e le loro caratteristiche
È ormai chiaro che ogni alunno apprende in maniera personale e diversa dagli altri. Le differenze nell'apprendimento sono riscontrate negli stili di apprendimento, ovvero in quelle caratteristiche uniche che ogni alunno privilegia in maniera personale quando si impegna nello studio, nello svolgimento dei compiti o nella soluzione di problemi cognitivi.
Il concetto di stile di apprendimento è oggi molto discusso  poiché contrasta con metodologie che mettono in risalto maggiormente alcuni aspetti della personalità degli alunni quali le interazioni sociali, le competenze emotive e gli atteggiamenti. Altre critiche a tale concetto derivano dalle considerazioni circa il non preciso substrato teorico e sulla presunta scarsa efficacia nella pratica didattica. Tuttavia le problematiche dell'insegnamento, in questi ultimi anni, sono diventate tante e tali da non potersi più permettere di continuare a sostenersi sulle competenze, sulla buona volontà e sulle buone prassi di ogni singolo insegnante.
1. L'importanza degli stili di apprendimento per la didattica
Oggi è richiesta un'azione di sistema, una didattica che consenta di moltiplicare i risultati ottenuti anziché conseguire una semplice somma dei risultati di ogni docente e ogni discente. È richiesta una approfondita conoscenza degli studenti che frequentano le nostre classi, in particolare dei stili apprenditivi e relazionali. Non si tratta di valutare il merito o attribuire voti ma di capire in che maniera gli alunni che abbiamo di fronte "funzionano": quali sono le vie sensoriali preferenziali (acustiche, visive, cinestesiche, acustiche-visive, acustiche-cinestesiche, tutte e tre insieme), quali sono le modalità prevalenti di elaborazione delle informazioni (analitiche-sequenziali, sintetiche-globali, per deduzione, per induzione, in maniera divergente o convergente....), quali sono i linguaggi più efficienti (verbale, corporeo-gestuale, verbale-corporeo, grafico, letto-scrittura ecc.). Molti studenti appaiono passivi, manifestano una scarsa partecipazione, avvertono un senso di esclusione o di inadeguatezza rispetto agli insegnanti, alle discipline o ai compagni di classe. Si annoiano, si demotivano, possono andare incontro all'insuccesso formativo e all'abbandono della scuola. Essere consapevoli dei propri processi cognitivi e di apprendimento può aiutarli a capire che il loro senso di impotenza non è dovuto a incapacità o a difficoltà personali ma a metodi di studio non perfettamente consoni ai propri stili. La meta-cognizione inoltre è un ottimo strumento per il potenziamento delle eccellenze, delle loro conoscenze e competenze, della loro vita professionale del domani.
2. Vantaggi della didattica fondata sugli stili di apprendimento
Avere a disposizioni queste informazioni apporta due ordini di vantaggi: da un lato consente agli studenti di comprendere in maniera significativa come apprendono (metacognizione), rendendoli più sicuri, più motivati e più attivi; dall'altro lato costituisce per gli insegnanti uno stimolo verso la personalizzazione dell'azione didattica in maniera da interessare tutti gli studenti, in base ai loro stili preferenziali.
Alcune efficaci soluzioni alle difficoltà che quotidianamente si incontrano nell'implementare l'azione didattica possono essere reperite in quella metodologia sistematica definita personalizzazione dell'insegnamento.
Molti insegnanti ritengono, a torto, che personalizzare l'insegnamento richieda un impegno gravoso e che non sempre possa essere fatto.
Va rilevato, invece, che proprio dove le difficoltà dell'azione didattica sembrano insormontabili l'insegnamento personalizzato consente di attuare un'azione didattica più efficace, meno dispendiosa e soprattutto più gratificante per gli insegnanti e per gli alunni; rappresenta una soluzione ai problemi, non un problema.
Certo è che il singolo insegnante non può, non deve affrontare questa tipologia didattica in maniera isolata: è la scuola che si da una organizzazione al passo con i tempi. Generalmente quando si parla di didattica personalizzata ci si riferisce ad una programmazione specifica per ogni alunno e ad un conseguente insegnamento individualizzato. Tale riferimento non sempre corrisponde al vero, ma risulta essere esatto solo nei casi di alunni con diagnosi funzionale, alunni con disturbi specifici dell'apprendimento o con un serio svantaggio sociale, economico, linguistico o culturale.
Per gli alunni "normodotati", invece, la personalizzazione dell'insegnamento si consegue attraverso azioni metodologiche mirate, tra le quali la più utilizzata è senz'altro la valutazione diagnostica (i cosiddetti test di ingresso) fatta all'inizio di ogni anno scolastico da ogni docente. Ma vi è una possibilità che offre agli insegnanti degli strumenti metodologici e strategici ancora più efficaci, in grado di ottenere risultati migliori e, contrariamente a quanto diffusamente si ritiene, con minor "sforzo" sia per gli alunni che per gli insegnanti stessi. Non solo, ma anche con più gratificazione per entrambi.
Questa possibilità si fonda sull'insegnamento rivolto alle classi tenendo presente gli stili cognitivi di ogni alunno ed adottando strategie di insegnamento che riescano ad intergire nel miglior modo possibile con tali stili.
Agli alunni conoscere i propri stili di apprendimento apporta il vantaggio di capire in maniera significativa come apprendono (metacognizione), rendendoli più sicuri, più motivati, più attivi e partecipativi; aiuta ad acquisire la consapevolezza dei loro modi di percepire, elaborare, apprendere e comunicare; offre l'opportunità di potenziare l'apprendimento a scuola e lo studio personale a casa.
Per gli insegnanti conoscere gli stili cognitivi degli alunni costituisce uno stimolo verso la personalizzazione dell'azione didattica in maniera da interessare tutti gli studenti, in base ai loro stili preferenziali. Ogni studente differisce dagli altri per abilità cognitive, conoscenze, strategie, motivazioni e stili di apprendimento, ma dire ciò non equivale a sostenere che uno è più bravo di un altro.
In questo articolo sono descritte le caratteristiche fondamentali degli stili di apprendimento maggiormente coinvolti nell'educazione e nell'istruzione scolastica.
di Carlo Salvitti, su www.educare.it (22/12/2013)

È ormai chiaro che ogni alunno apprende in maniera personale e diversa dagli altri. Le differenze nell'apprendimento sono riscontrate negli stili di apprendimento, ovvero in quelle caratteristiche uniche che ogni alunno privilegia in maniera personale quando si impegna nello studio, nello svolgimento dei compiti o nella soluzione di problemi cognitivi. Il concetto di stile di apprendimento è oggi molto discusso  poiché contrasta con metodologie che mettono in risalto maggiormente alcuni aspetti della personalità degli alunni quali le interazioni sociali, le competenze emotive e gli atteggiamenti. Altre critiche a tale concetto derivano dalle considerazioni circa il non preciso substrato teorico e sulla presunta scarsa efficacia nella pratica didattica. Tuttavia le problematiche dell'insegnamento, in questi ultimi anni, sono diventate tante e tali da non potersi più permettere di continuare a sostenersi sulle competenze, sulla buona volontà e sulle buone prassi di ogni singolo insegnante.

1. L'importanza degli stili di apprendimento per la didattica

Oggi è richiesta un'azione di sistema, una didattica che consenta di moltiplicare i risultati ottenuti anziché conseguire una semplice somma dei risultati di ogni docente e ogni discente. È richiesta una approfondita conoscenza degli studenti che frequentano le nostre classi, in particolare dei stili apprenditivi e relazionali. Non si tratta di valutare il merito o attribuire voti ma di capire in che maniera gli alunni che abbiamo di fronte "funzionano": quali sono le vie sensoriali preferenziali (acustiche, visive, cinestesiche, acustiche-visive, acustiche-cinestesiche, tutte e tre insieme), quali sono le modalità prevalenti di elaborazione delle informazioni (analitiche-sequenziali, sintetiche-globali, per deduzione, per induzione, in maniera divergente o convergente....), quali sono i linguaggi più efficienti (verbale, corporeo-gestuale, verbale-corporeo, grafico, letto-scrittura ecc.). Molti studenti appaiono passivi, manifestano una scarsa partecipazione, avvertono un senso di esclusione o di inadeguatezza rispetto agli insegnanti, alle discipline o ai compagni di classe. Si annoiano, si demotivano, possono andare incontro all'insuccesso formativo e all'abbandono della scuola. Essere consapevoli dei propri processi cognitivi e di apprendimento può aiutarli a capire che il loro senso di impotenza non è dovuto a incapacità o a difficoltà personali ma a metodi di studio non perfettamente consoni ai propri stili. La meta-cognizione inoltre è un ottimo strumento per il potenziamento delle eccellenze, delle loro conoscenze e competenze, della loro vita professionale del domani.


2. Vantaggi della didattica fondata sugli stili di apprendimento

Avere a disposizioni queste informazioni apporta due ordini di vantaggi: da un lato consente agli studenti di comprendere in maniera significativa come apprendono (metacognizione), rendendoli più sicuri, più motivati e più attivi; dall'altro lato costituisce per gli insegnanti uno stimolo verso la personalizzazione dell'azione didattica in maniera da interessare tutti gli studenti, in base ai loro stili preferenziali.

Alcune efficaci soluzioni alle difficoltà che quotidianamente si incontrano nell'implementare l'azione didattica possono essere reperite in quella metodologia sistematica definita personalizzazione dell'insegnamento. Molti insegnanti ritengono, a torto, che personalizzare l'insegnamento richieda un impegno gravoso e che non sempre possa essere fatto. Va rilevato, invece, che proprio dove le difficoltà dell'azione didattica sembrano insormontabili l'insegnamento personalizzato consente di attuare un'azione didattica più efficace, meno dispendiosa e soprattutto più gratificante per gli insegnanti e per gli alunni; rappresenta una soluzione ai problemi, non un problema. Certo è che il singolo insegnante non può, non deve affrontare questa tipologia didattica in maniera isolata: è la scuola che si da una organizzazione al passo con i tempi. Generalmente quando si parla di didattica personalizzata ci si riferisce ad una programmazione specifica per ogni alunno e ad un conseguente insegnamento individualizzato. Tale riferimento non sempre corrisponde al vero, ma risulta essere esatto solo nei casi di alunni con diagnosi funzionale, alunni con disturbi specifici dell'apprendimento o con un serio svantaggio sociale, economico, linguistico o culturale. Per gli alunni "normodotati", invece, la personalizzazione dell'insegnamento si consegue attraverso azioni metodologiche mirate, tra le quali la più utilizzata è senz'altro la valutazione diagnostica (i cosiddetti test di ingresso) fatta all'inizio di ogni anno scolastico da ogni docente. Ma vi è una possibilità che offre agli insegnanti degli strumenti metodologici e strategici ancora più efficaci, in grado di ottenere risultati migliori e, contrariamente a quanto diffusamente si ritiene, con minor "sforzo" sia per gli alunni che per gli insegnanti stessi. Non solo, ma anche con più gratificazione per entrambi. Questa possibilità si fonda sull'insegnamento rivolto alle classi tenendo presente gli stili cognitivi di ogni alunno ed adottando strategie di insegnamento che riescano ad intergire nel miglior modo possibile con tali stili. Agli alunni conoscere i propri stili di apprendimento apporta il vantaggio di capire in maniera significativa come apprendono (metacognizione), rendendoli più sicuri, più motivati, più attivi e partecipativi; aiuta ad acquisire la consapevolezza dei loro modi di percepire, elaborare, apprendere e comunicare; offre l'opportunità di potenziare l'apprendimento a scuola e lo studio personale a casa. Per gli insegnanti conoscere gli stili cognitivi degli alunni costituisce uno stimolo verso la personalizzazione dell'azione didattica in maniera da interessare tutti gli studenti, in base ai loro stili preferenziali. Ogni studente differisce dagli altri per abilità cognitive, conoscenze, strategie, motivazioni e stili di apprendimento, ma dire ciò non equivale a sostenere che uno è più bravo di un altro. In questo articolo sono descritte le caratteristiche fondamentali degli stili di apprendimento maggiormente coinvolti nell'educazione e nell'istruzione scolastica.


3. Che cosa si intende per stile di apprendimento?

È la modalità di percezione ed elaborazione che il soggetto adotta in modo prevalente, che permane nel tempo e che si generalizza a compiti diversi.

Indica la strategia o le strategie prevalentemente utilizzate negli apprendimenti; in poche parole, lo stile di apprendimento definisce in che modo gli alunni e noi tutti impariamo.

Lo stile cognitivo è un fatto individuale, soggettivo, fa riferimento alla "scatola nera", alla mente che apprende, senza porre l'accento sugli aspetti socio-relazionali.

Non è legato ai diversi livelli di intelligenza ed abilità, ma alla modalità di utilizzo di tale intelligenza ed abilità.

Gli stili vengono presentati a coppie, dove uno stile rappresenta l'estremo e il complementare dell'altro, alla stessa maniera in cui la mano destra e la mano sinistra partecipano, lavorano insieme in un compito di manualità con funzioni specifiche.

La caratteristica dello stile cognitivo è la plasticità: non esiste uno stile migliore dell'altro ma ci possono essere situazioni che si affrontano meglio con uno stile diverso dal proprio. Alcuni compiti potrebbero richiedere la messa in opera di ambedue gli opposti.

Anche se vi sono stili prevalenti, le buone capacità cognitive nascono da una loro miscelazione. Lo studente esclusivo, che utilizza al 100% uno solo dei due estremi ottiene buoni risultati se utilizza il suo stile, mentre potrebbe andare incontro a serie difficoltà, o bloccarsi, se il compito o la verifica prevedono l'uso dello stile opposto. La capacità di riconoscere le situazioni come più o meno confacenti al proprio stile dipende dal livello metacognitivo posseduto dallo studente (consapevolezza dei propri stili e strategie adottate).

Nell'apprendimento è perciò importante che gli studenti conoscano ed adottino preferibilmente il loro stile, ma che facciano anche esperienza con stili differenti, imparando a riconoscere le caratteristiche del compito e del materiale in cui è più opportuno usare uno stile piuttosto che un altro. 
Utilizzare un nuovo stile cognitivo può essere un'esperienza molto utile.


4. Stili visivo/verbale/cinestesico

STILE VISIVO

Il canale sensoriale preferito è quello visivo. Lo studente visivo apprende meglio con immagini, schemi visivi, video, disegni e tabelle, tende a visualizzare immagini che rappresentano gli argomenti trattati. La memoria visiva è più accentuata rispetto a quella verbale. Trova difficoltà nell'ascoltare per molto tempo, non ama parlare al telefono ma preferisce il dialogo faccia a faccia, nel tempo libero preferisce vedere la tv, andare al cinema o ad una mostra. Quando incontra una persona dopo molto tempo riconosce facilmente il viso, non altrettanto il nome. Elabora le informazioni procedendo per immagini mentali, per realizzare un compito preferisce seguire istruzioni visive. Nella comunicazione è molto attento alle espressioni del volto e del corpo.

STILE VERBALE

Il canale sensoriale preferito è quello acustico: apprende meglio ascoltando e studiando i testi scritti, ricorda meglio le parole sentite o lette. Nel tempo libero ama leggere o parlare anche per molto tempo, anche al telefono. Predilige istruzioni verbali o scritte. L'elaborazione delle informazioni procede meglio a parole che a immagini. Nella comunicazione presta attenzione a ciò che viene detto e al tono di voce.

STILE CINESTESICO

È uno stile cognitivo contraddistinto dal movimento, dall'essere attivi. Molte informazioni arrivano dai propriocettori (nei muscoli, tendini, articolazioni), dalle sensazioni tattili, termiche e dolorifiche (tatto), dalla cinestesia (propriocezioni provenienti dai movimenti). Sia in fase di ricezione degli stimoli che in quella di elaborazione e memorizzazione, i cinestesici hanno bisogno di muoversi; nella comunicazione tendono a gesticolare molto, sono attivi, prediligono l'azione.


5. Stili sistematico/intuitivo

STILE SISTEMATICO

Il sistematico procede gradualmente prendendo in esame le variabili singolarmente. Preferisce lavorare con i dati, con i fatti e la sperimentazione; risolve i problemi con procedimenti standard, ben conosciuti e sperimentati. È molto attento, coglie bene i dettagli. Il percorso dello studente sistematico è più lento, sembra essere più consapevole. Ha bisogno di consegne e indicazioni precise, chiare e complete.

STILE INTUITIVO

L'intuizione coinvolge la percezione indiretta attraverso la supposizione inconsapevole, l'immaginazione. Gli studenti intuitivi preferiscono lavorare con i principi e le teorie, amano le novità e odiano la ripetitività. Si trovano a loro agio con i simboli. L'intuitivo procede per ipotesi che cerca di confermare; interpreta una consegna e non necessita di indicazioni dettagliate di quanto deve fare. Il ragionamento dello studente intuitivo appare più veloce, facile, difficilmente comunicabile a parole, ma in realtà ambedue gli stili portano a buoni risultati.


6. Stili analitico/globale

STILE ANALITICO

Lo studente dallo stile analitico tende a percepire inizialmente i particolari: è uno specialista nel cogliere i dettagli. Analizza un elemento alla volta e risolve i problemi passo per passo in maniera sequenziale e logica.

Gli analitici, dipendenti dalla struttura del loro ambiente, funzionano al meglio quando le regole e le aspettative sono chiaramente definite. Essi trovano la motivazione da fonti esterne e prosperano in interazione sociale. Come un esperto artigiano o di modellismo, il percettore analitico è molto in sintonia con i dettagli. Quando studia un argomento, ad esempio, l'analitico tende a concentrarsi su piccoli passi, seguendo una progressione logica da uno all'altro. Come suggerisce il nome, sono abili ad analizzare le componenti, ma sono meno abili a conciliare le parti nel tutto. Sono in sintonia con il sistema "sequenziale" dell'istruzione, imparano in modo sequenziale, padroneggiano i contenuti più o meno come così come vengono presentati. I programmi sono sequenziali, i piani di studio sono sequenziali, i libri di testo sono sequenziali, e molti insegnanti insegnano in maniera sequenziale. Gli Studenti sequenziali seguono processi di ragionamento lineare nella risoluzione dei problemi, sono efficaci nell'analisi e nel pensiero convergente, imparano meglio quando il materiale è presentato in una progressione costante di complessità e difficoltà.

STILE GLOBALE

Uno studente dallo stile globale, di fronte ad un testo o ad una immagine, tenderà a cogliere inizialmente l'aspetto generale. I globali tendono a concettualizzare con facilità la visione globale di un problema; tendono a cercare di comprendere i principi generali e sviluppare e testare ipotesi multiple in una sola volta. Riescono con facilità ad avere una visione d'insieme. Intrinsecamente motivati, i pensatori globali si sviluppano in ambienti flessibili, dove sono liberi di perseguire i propri interessi al proprio ritmo. Quando approcciano un argomento cercano immediatamente di comprendere il quadro generale, acquisendo una visione equilibrata che li aiuta a entrare nel contesto. Ma a volte hanno difficoltà a cogliere la distinzione tra i diversi elementi. Agli studenti globali dovrebbe essere data la libertà di definire i propri metodi di apprendimento o di risoluzione dei problemi piuttosto che essere costretti ad adottare la strategia dell'insegnante.

Non apprendono in maniera lineare, ma a "balzi": fanno salti intuitivi e possono non essere in grado di spiegare come sono arrivati alla soluzione o alla comprensione e sono efficaci nella sintesi e nel pensiero divergente. Gli studenti globali a volte riescono meglio saltando direttamente ai contenuti più complessi e difficili. La scuola è spesso un'esperienza difficile per loro: dal momento che non imparano in maniera stabile o prevedibile, tendono a sentirsi fuori passo con i compagni e incapaci di soddisfare le aspettative dei loro insegnanti. Possono sentirsi banali quando sono in difficoltà a padroneggiare materiale o contenuti con cui la maggior parte dei loro coetanei analitici sembrano avere pochi problemi. Qualcuno di essi alla fine si scoraggia con l'istruzione e abbandona. Tuttavia gli studenti globali sono gli ultimi studenti che dovrebbero essere persi: per l'istruzione superiore e la società costituiscono una ricca risorsa. Sono i sintetizzatori, i ricercatori multidisciplinari, i pensatori, quelli che vedono le connessioni che nessun altro vede. Possono essere davvero eccezionali se sopravvivono al processo educativo.

Mentre sono dolorosamente consapevoli degli svantaggi del loro stile di apprendimento, di solito è una novità per loro sapere che beneficiano di vantaggi, che la loro creatività e l'ampiezza di visione può essere un eccezionale valore per la carriera, per i futuri datori di lavoro e per la società. Se sono aiutati a capire come funziona il loro processo di apprendimento, essi possono diventare più efficaci, meno critici di se stessi, e più positivi verso l'istruzione in generale. Se viene data l'opportunità di mostrare le loro abilità uniche e i loro sforzi sono incoraggiati a scuola, le possibilità di sviluppo e la loro applicazione di quelle abilità nella vita aumentano nettamente.


7. Stili impulsivo/riflessivo

STILE IMPULSIVO (FRETTOLOSO)

Tende a prendere decisioni in maniera veloce, frettolosa, senza rifletterci su. Risponde alle domande prima che queste siano state completate, o da risposte scritte senza leggere in maniera completa la domanda. Inizia ad attuare un progetto senza conoscerne tutte le fasi. Può avere un certo vantaggio in quei compiti che richiedono rapidità di decisione ed esecuzione.

STILE RIFLESSIVO

Gli studenti prendono tempo, riflettono, ragionano prima di intraprendere un compito o di dare una risposta. Vogliono conoscere tutti i dettagli di un problema, ci ragionano molto, poi iniziano a risolverlo. L'elaborazione è più lenta rispetto agli impulsivi, però è più precisa. I riflessivi non apprendono bene in situazioni che escludono la possibilità di pensare e riflettere sulle informazioni ricevute (come avviene in molte lezioni). Sono teorici e lavorano bene da soli o, al massimo, con un'altra persona.

STILE COMPULSIVO

C'è una terza possibilità che consiste nella compulsività. Gli studenti tendono a interrompere i compiti o lo studio improvvisamente e ripetutamente. Hanno bisogno di imparare a rilassarsi e controllare la propria ansia. Comporta enorme dispendio di tempo e risorse personali, senza giungere ad un risultato apprezzabile.


8. Stili divergente/convergente

STILE DIVERGENTE

Le persone con stili divergenti sono in grado di guardare le cose da prospettive diverse. Sono sensibili, preferiscono guardare piuttosto che fare, tendono a raccogliere informazioni e usare l'immaginazione per risolvere i problemi. Arrivano a più soluzioni diverse, tutte valide. Sono i migliori nella visione di situazioni concrete da diversi punti di vista. Il soggetto divergente parte dall'informazione data per procedere in modo autonomo e creativo, generando una quantità di risposte di buona qualità, originali e flessibili. Kolb chiama questo stile 'divergente' perché queste persone hanno migliori prestazioni in situazioni che richiedono lo sviluppo di idee, per esempio, il brainstorming. Hanno vasti interessi culturali e amano ricercare informazioni. Sono interessati alle persone, tendono ad essere fantasiosi ed emotivi, e tendono a primeggiare nelle arti. Preferiscono lavorare in gruppo, ascoltare con mente aperta, ricevere un feedback personale e una considerazione positiva.

STILE CONVERGENTE

Le persone con uno stile di apprendimento convergente usano il ragionamento e la logica per trovare soluzioni ai problemi concreti. I soggetti dallo stile convergente procedono seguendo una linea logica e convenzionale e "convergono" verso una risposta unica e prevedibile. Preferiscono compiti tecnici, e sono meno interessati alle persone. Hanno capacità di risolvere i problemi e prendere decisioni. Una persona con uno stile di apprendimento convergente è dotata di competenze specialistiche e tecnologiche; ama sperimentare con metodi standard, lavorare con applicazioni pratiche.


9. Stili campo dipendente/campo indipendente

STILE CAMPO-DIPENDENTE (DIPENDENTE DAL CONTESTO)

Gli alunni campo-dipendenti tendono a subire il contesto piuttosto che esercitare un controllo attivo su di esso. Nello svolgere un compito nel quale è richiesto l'utilizzo di qualche strumento di cui sono sprovvisti, essi sono portati ad impacciarsi e non esplorano l'ambiente circostante per cercare ciò di cui hanno bisogno. La modalità di percezione del contesto fa si che i singoli elementi, le parti, non sono svincolabili dall'intero ma ognuna delle sue unità viene considerato come fuso con il tutto.

Gli alunni campo dipendenti sono anche più in sintonia con le componenti sociali e l'ambiente. Sono sensibili agli aspetti sociali e sono interessati a ciò che gli altri dicono e fanno, sono attratti dalle persone e amano stare con gli altri. Preferiscono lavorare in gruppo, richiedono motivazione estrinseca e rinforzo più strutturato da parte degli insegnanti, per cui necessitano di una certa dose di approvazione. Chi è relativamente campo dipendente può avere difficoltà con quella classe di problemi nei quali la soluzione dipende dal riuscire a prendere qualche elemento determinante dal di fuori del contesto in cui viene presentato il problema. Inoltre può avere difficoltà nel generalizzare un procedimento di risoluzione di un determinato problema in contesti diversi.

STILE CAMPO INDIPENDENTE

Lo stile campo indipendente, invece, consente di percepire un elemento anche separatamente dal contesto nel quale si trova. Gli alunni campo indipendenti sono in grado di percepire e di percepirsi come elementi separati più o meno dal campo circostante: essi hanno più possibilità di interiorizzare l'organizzazione dello spazio e di modificarla. Sono analitici e interessati all'astratto e al teorico, più indipendenti in quanto non sono influenzati dai loro coetanei, insegnanti o figure di autorità; hanno un orientamento più personale (auto diretto) e non sono sensibili alle correnti sociali, come avviene, invece, per gli individui campo dipendenti. Gli studenti campo indipendenti preferiscono il lavoro individuale e tendono ad essere intrinsecamente motivati (auto motivati).


10. Stili induttivo/deduttivo

STILE INDUTTIVO

Gli studenti induttivi hanno bisogno di osservare i fenomeni, gli esperimenti prima di imparare la teoria. Si basano sull'osservazione. Prediligono partire dal fenomeno e arrivare a formulare la teoria, dal fatto specifico risalgono alla tesi generale, imparando "per scoperta".

È una modalità di apprendimento più naturale e più diffuso rispetto al deduttivo. Dall'esperienza si forma il pensiero: determinante per la formazione dei "percetti", dei "concetti" e delle "regole".

Gli studenti induttivi hanno bisogno di motivazione estrinseca, esterna, all'apprendimento. Non si fidano di consigli (un domani ti sarà utile..) né di pressioni (se si vuol essere promossi bisogna studiare), ma devono vedere il vero e realistico vantaggio del loro impegno scolastico.

Procedimento: OSSERVAZIONE del fenomeno -> SCHEMI -> IPOTESI -> TEORIA

L'insegnamento induttivo parte dai fenomeni e lascia scoprire la teoria.

Es. Tenendo la penna in mano la lascio, questa cade per terra. Ripeto per molte volte e il fenomeno si ripete: capisco che c'è una forza che fa cadere la penna (la forza di gravità). Attenzione! Non sempre dall'osservazione del fenomeno si ricava la teoria corretta: gli alunni divergenti, per esempio, spesso riescono a trovare molteplici possibili principi che secondo loro governano il singolo fenomeno.

STILE DEDUTTIVO (chiamato anche stile top-down)

Si parte dalla teoria per arrivare al fenomeno, dal generale allo specifico: dalle leggi,dalle regole e dai principi, seguendo un procedimento logico, si arriva ipotizzare un fenomeno.

È il modo di insegnare più diffuso: si basa su leggi, regole e principi. L'insegnante spiega concetti, leggi, teorie, poi li fa mettere in pratica o ne evidenzia gli effetti concreti. L'insegnamento deduttivo corre il rischio di creare negli studenti un senso di incapacità nei confronti dell'insegnante, perché non sono consapevoli di quanto studio e impegno sono stati necessari per arrivare a insegnare una teoria in maniera così sicura. L'insegnamento deduttivo funziona bene con studenti molto motivati (motivazione intrinseca).

Procedimento: TEORIA -> IPOTESI -> OSSERVAZIONE del fenomeno -> RISCONTRO

La conclusione segue in maniera logica la premessa.

Es.: Conoscendo la forza di gravità, deduco che se ho la penna in mano e la lascio, questa cade per terra.
Punti deboli dell'insegnamento deduttivo:

- È astratto;

- Si da poca attenzione al significato concreto;

- La pratica viene svolta in maniera poco consapevole, quasi meccanica.

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