|
RIACE "CITTA' DELL'ACCOGLIENZA"
di Franca Fortunato, 29/06/09
Prendo la parola su questo sito, sollecitata da Luisa Muraro al convegno dal titolo "Passione per il mondo - Donne e uomini in relazione di differenza" organizzato, il 13 e 14 giugno scorso a Torreglia, dall'associazione "Identità e Differenza", per raccontare l'esperienza e la pratica politica di una comunità calabrese, che ha saputo superare diffidenze e pregiudizi, e trovare buone risposte di accoglienza e di civile convivenza con quante e quanti arrivano, da paesi lontani, sulle coste calabresi, in cerca di una vita migliore. Mi riferisco a Riace, piccolo comune della locride sulla costa jonica della provincia di Reggio Calabria, divenuta famosa, in tutto il mondo, per il ritrovamento nel 1972, nelle acque del suo mare, dei Bronzi, detti appunto di Riace.
Oggi questa comunità può vantare molto di più dei Bronzi. E' stata capace, infatti, di trasformare il suo centro storico, un borgo medievale, in un "borgo dell'accoglienza" e di civile convivenza con i rifugiati e richiedenti asilo. Il tutto ha inizio nel 1998 quando un centinaio di curdi sfuggiti all'esercito di Ankara e iracheni scappati dai gas di Saddam, arrivarono sulle coste calabresi e molte e molti si prodigarono per accoglierli nel proprio paese. Fu allora che qualcuno - sull'esempio del comune di Badolato, paesino del catanzarese - pensò di recuperare alcune case disabitate del centro storico e metterle a loro disposizione.
Si trattava, per lo più, di case di emigrati, che negli anni '60 avevano lasciato la loro terra per andare in un altro continente, in Australia, in Canada e in Argentina. Fu Giuseppe Pugliese di Rosarno, un paese della locride, a prendere l'iniziativa di telefonare ai proprietari, i quali - come lui stesso ha più volte raccontato ai giornali locali - "non se la sentirono di negare un tetto a chi cercava la fortuna altrove, come avevano fatto loro decenni prima". Dopo la prima ondata di immigrati curdi, che vennero momentaneamente accolti nella Casa del Pellegrino, di proprietà della Curia, e, una volta identificati in un Cpa, se ne andarono per l'Italia in cerca di lavoro, ne arrivarono altri, provenienti da Lampedusa. E' a partire dal 2000 che il progetto di recupero delle case disabitate da destinare agli immigrati viene realizzato, grazie alle donne e agli uomini dell'associazione "Città Futura". Uno di loro, Domenico Lucano, nel 2004, divenuto sindaco di Riace, riesce a coinvolgere nel suo progetto altri due sindaci di piccoli comuni limitrofi, Caulonia e Stignano. Nel novembre del 2008, i tre sindaci indicono un referendum consultivo tra la popolazione per destinare quelle case agli immigrati e la popolazione approva. La settimana prima erano arrivati a Riace altri 25 immigrati, provenienti da Lampedusa, via Crotone. Erano eritrei, etiopici e afgani. Soprattutto coppie ma anche tanti bambine/i, seguite/i il giorno dopo da donne somale.
I posti disponibili nei tre comuni erano 200 di cui 100 a Riace. Ristrutturate le case, ostelli per immigrati e viandanti, tutto il borgo è tornato a nuova vita con la riattivazione di laboratori di vecchi mestieri artigianali, che come la tessitura, arte tipicamente femminile, rischiavano di perdersi. Qui, oggi, troviamo donne riacesi lavorare la ginestra al telaio, insieme a donne afgane, eritree, etiopiche, in un intreccio di relazioni di scambio di saperi, amicizia e affetti. Donne e uomini in relazione lavorano nei laboratori del vetro, della ceramica, delle conserve di marmellate e in un frantoio recuperato all'abbandono. Una donna, Pina Sgrò, depositaria degli antichi segreti femminili dell'arte tessile, trasmette, nel suo laboratorio, il suo sapere a bambine/i del luogo. Un'altra, una maestra, Cosimina Ierinò, tiene aperta una scuola estiva per bambine/i immigrate/i, mentre alla taverna "Donna Rosa", dal nome di una venditrice ambulante di stracci, che al mercato insieme con le sue povere mercanzie portava tanta solidarietà, i piatti tradizionali calabresi si intrecciano con i sapori e i profumi del vicino Oriente. In questo paesino, dalle origini aragonesi, anche l'asino ha ritrovato un suo posto dignitoso grazie alla cooperativa "Il carrettiere", che si occupa di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta.
Il sindaco, Domenico Lucano, riconfermato in quest'ultima tornata elettorale, da parte sua ha investito tutta la sua azione amministrativa nel sostenere e aiutare la popolazione nel rendere possibile questo circolo virtuoso tra accoglienza, lavoro, integrazione. Significativo è il fatto che contemporaneamente, nello statuto comunale, Riace, unico paese della locride, si è costituita parte civile in tutti i processi per mafia, unico vero nemico della Calabria. Riace e il suo borgo, grazie alla popolazione e all'amministrazione, è divenuto, col tempo, un villaggio pieno di vita, di culture, lingue e tradizioni diverse, un esempio di buona politica, di civile convivenza, che affonda le sue radici nella storia di una terra di emigrazione e nella tradizione di una Calabria ospitale e accogliente.

|