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Le bugie sulla gestione degli arrivi
di Filippo Miraglia, su www.huffingtonpost.it (12/6/2018)

Ciò che colpisce del dibattito sulla gestione degli arrivi via mare in Italia e in Europa è la totale falsità dei presupposti sui quali esso si basa. Vediamone alcuni.
1. I numeri degli arrivi nell'Ue sono insostenibili
2. l'Italia è quella che fa di più, vittima di Unione Europea assente
3. Con una riforma del Regolamento di Dublino più equa noi accoglieremmo meno persone.
Non è assolutamente vero. Politici, giornalisti e commentatori farebbero bene a cominciare a usare argomenti più vicini alla realtà.
Nei prossimi giorni l'Unhcr pubblicherà il suo rapporto sui rifugiati nel mondo e, a meno di straordinari e imprevisti cambiamenti, si confermerà un dato noto a tutti e preoccupante: gli sfollati, i rifugiati e i profughi aumentano nel mondo, a causa di conflitti che spesso sono alimentati da interessi dei paesi più ricchi. Ma a farsi carico dei flussi conseguenti sono in prevalenza i paesi più poveri in prossimità delle aree di provenienza dei flussi. I paesi ricchi, occidentali e lontani da guerre, conflitti e disastri ambientali, accolgono percentuali ridicole di persone che necessitano di protezione: tra i primi 10 paesi d'accoglienza nel mondo c'è un solo paese europeo ed è la Germania.
All'interno dell'Ue, se si vuol fare un ragionamento serio sui numeri, è corretto prendere in considerazione un periodo lungo, ad esempio gli ultimi 10 anni.
Dal 2008 al 2017, l'Ue ha accolto circa 5 milioni di richiedenti asilo, pari all'1% della popolazione (quindi una media annuale dello 0,1%). Poiché l'Italia ha una popolazione pari al 12% di quella dell'Ue, in una divisione basata solo sulla quantità di popolazione, a noi ne sarebbero toccati 600mila, più di quelli che abbiamo accolto in 10 anni.
Meglio di noi, se si considerano i richiedenti asilo accolti in percentuale sulla popolazione (ma per i primi anche in valore assoluto), hanno fatto la Germania, la Francia, Malta, la Svezia e altri ancora.
Quindi l'Italia non è affatto vittima di una Unione Europea che non vuole assumersi alcuna responsabilità. Questa tesi serve solo a giustificare politiche di progressivo smantellamento dei diritti umani e del diritto di asilo. Per giustificare la chiusura di porti e frontiere e soprattutto per alimentare il razzismo, il rancore e l'odio contro migranti, richiedenti asilo e contro le organizzazioni sociali che promuovono i loro diritti. Razzismo e rancore su cui si basa gran parte del consenso della destra italiana ed europea.
Se una riforma del Regolamento Dublino è indispensabile, il criterio per rivendicarla in Europa non deve essere quello della convenienza che risponde a logiche di propaganda politica, che sembra prevalere oggi, ma quella della solidarietà.
Se non passa un principio di equa ripartizione nell'Ue è soprattutto a causa dell'atteggiamento dei governi amici della Lega, che sull'immigrazione hanno le stesse posizioni di Salvini volte a impedire che ci sia una politica europea di gestione dei flussi migratori e ad alimentare l'egoismo nazionalista Ue.
Il ruolo della vittima, inaugurato da Renzi e sviluppato con grande impegno dall'ex Ministro Minniti, poco si adatta alla realtà e ai numeri che con testardaggine raccontano una storia diversa dalla propaganda elettorale leghista e non solo.
La decisione di chiudere i porti, già avanzata da Minniti all'inizio della scorsa estate, ha giovato solo a Salvini, che l'ha subito applicata.
Siamo molto preoccupati. Che un esponente del governo tanto popolare soffi sul fuoco dell'odio contro gli stranieri non fa che confermare le nostre preoccupazioni.
"L'Italia deve ricoprire un ruolo determinante ai tavoli dei negoziati europei in merito alle politiche di asilo e di immigrazione", scrivono sul contratto di governo. È evidente che hanno già abdicato alla politica fatta nei luoghi e nei tempi predisposti per una politica fatta sulla pelle delle persone. Una politica fatta di spot, di tweet, di carne umana.
Oltre a denunciare quel che di falso e strumentale c'è nelle parole del Ministro Salvini, occorrerà mettere in campo un'opposizione sociale all'altezza della sfida. Le tante manifestazioni spontanee che si sono svolte tra ieri e oggi in tutta la penisola dimostrano che c'è una parte importante del paese che non è disposta a veder calpestato ogni senso di umanità. Partiamo da qui per costruire una vera alternativa alle politiche del governo più reazionario che l'Italia repubblicana abbia mai avuto: il prossimo 20 giugno, Giornata internazionale del rifugiato, può essere una grande occasione di mobilitazione nazionale.
Porti aperti e libertà di circolazione.
Ciò che colpisce del dibattito sulla gestione degli arrivi via mare in Italia e in Europa è la totale falsità dei presupposti sui quali esso si basa. Vediamone alcuni.
1. I numeri degli arrivi nell'Ue sono insostenibili.
2. l'Italia è quella che fa di più, vittima di Unione Europea assente.
3. Con una riforma del Regolamento di Dublino più equa noi accoglieremmo meno persone.
Non è assolutamente vero. Politici, giornalisti e commentatori farebbero bene a cominciare a usare argomenti più vicini alla realtà.
Nei prossimi giorni l'Unhcr pubblicherà il suo rapporto sui rifugiati nel mondo e, a meno di straordinari e imprevisti cambiamenti, si confermerà un dato noto a tutti e preoccupante: gli sfollati, i rifugiati e i profughi aumentano nel mondo, a causa di conflitti che spesso sono alimentati da interessi dei paesi più ricchi. Ma a farsi carico dei flussi conseguenti sono in prevalenza i paesi più poveri in prossimità delle aree di provenienza dei flussi. I paesi ricchi, occidentali e lontani da guerre, conflitti e disastri ambientali, accolgono percentuali ridicole di persone che necessitano di protezione: tra i primi 10 paesi d'accoglienza nel mondo c'è un solo paese europeo ed è la Germania.
All'interno dell'Ue, se si vuol fare un ragionamento serio sui numeri, è corretto prendere in considerazione un periodo lungo, ad esempio gli ultimi 10 anni.

Dal 2008 al 2017, l'Ue ha accolto circa 5 milioni di richiedenti asilo, pari all'1% della popolazione (quindi una media annuale dello 0,1%). Poiché l'Italia ha una popolazione pari al 12% di quella dell'Ue, in una divisione basata solo sulla quantità di popolazione, a noi ne sarebbero toccati 600mila, più di quelli che abbiamo accolto in 10 anni.

Meglio di noi, se si considerano i richiedenti asilo accolti in percentuale sulla popolazione (ma per i primi anche in valore assoluto), hanno fatto la Germania, la Francia, Malta, la Svezia e altri ancora.

Quindi l'Italia non è affatto vittima di una Unione Europea che non vuole assumersi alcuna responsabilità. Questa tesi serve solo a giustificare politiche di progressivo smantellamento dei diritti umani e del diritto di asilo. Per giustificare la chiusura di porti e frontiere e soprattutto per alimentare il razzismo, il rancore e l'odio contro migranti, richiedenti asilo e contro le organizzazioni sociali che promuovono i loro diritti. Razzismo e rancore su cui si basa gran parte del consenso della destra italiana ed europea.

Se una riforma del Regolamento Dublino è indispensabile, il criterio per rivendicarla in Europa non deve essere quello della convenienza che risponde a logiche di propaganda politica, che sembra prevalere oggi, ma quella della solidarietà.
Se non passa un principio di equa ripartizione nell'Ue è soprattutto a causa dell'atteggiamento dei governi amici della Lega, che sull'immigrazione hanno le stesse posizioni di Salvini volte a impedire che ci sia una politica europea di gestione dei flussi migratori e ad alimentare l'egoismo nazionalista Ue.

Il ruolo della vittima, inaugurato da Renzi e sviluppato con grande impegno dall'ex Ministro Minniti, poco si adatta alla realtà e ai numeri che con testardaggine raccontano una storia diversa dalla propaganda elettorale leghista e non solo.

La decisione di chiudere i porti, già avanzata da Minniti all'inizio della scorsa estate, ha giovato solo a Salvini, che l'ha subito applicata.

Siamo molto preoccupati. Che un esponente del governo tanto popolare soffi sul fuoco dell'odio contro gli stranieri non fa che confermare le nostre preoccupazioni.

"L'Italia deve ricoprire un ruolo determinante ai tavoli dei negoziati europei in merito alle politiche di asilo e di immigrazione", scrivono sul contratto di governo. È evidente che hanno già abdicato alla politica fatta nei luoghi e nei tempi predisposti per una politica fatta sulla pelle delle persone. Una politica fatta di spot, di tweet, di carne umana.

Oltre a denunciare quel che di falso e strumentale c'è nelle parole del Ministro Salvini, occorrerà mettere in campo un'opposizione sociale all'altezza della sfida. Le tante manifestazioni spontanee che si sono svolte tra ieri e oggi in tutta la penisola dimostrano che c'è una parte importante del paese che non è disposta a veder calpestato ogni senso di umanità. Partiamo da qui per costruire una vera alternativa alle politiche del governo più reazionario che l'Italia repubblicana abbia mai avuto: il prossimo 20 giugno, Giornata internazionale del rifugiato, può essere una grande occasione di mobilitazione nazionale.

Porti aperti e libertà di circolazione. 
 
 

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