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Un’ora di educazione sentimentale contro violenza, bullismo, omofobia
di Giovanna Pezzuoli, su http://27esimaora.corriere.it

«Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”? Perché le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no? Perché si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo? Perché se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna? Sono solo alcuni dei perché a cui cerca di rispondere la proposta di legge sull’introduzione dell’“educazione sentimentale” nelle scuole di cui sono prima firmataria», spiega Celeste Costantino, 34 anni, deputata per Sinistra ecologia e libertà. In tutt’Italia ormai esistono progetti scolastici autonomi di formazione che forniscono a ragazzi e ragazze gli strumenti necessari per sradicare pregiudizi e svelare stereotipi maschili e femminili. E’ arrivato il momento di trasformarli in un virtuoso modello nazionale, attuando così un diritto scritto nella Convenzione di Istanbul, approvata all’umanità dal Parlamento, e colmando il ritardo dell’Italia rispetto all’Europa. E da oggi, sui social network, compare uno spot (diretto da Gustav Hofer e Luca Ragazzi)  con l’invito a firmare affinché la proposta di legge fortemente voluta da Celeste Costantino e Titti Di Salvo venga discussa al più presto alla Camera.
Troppo lungo e doloroso è l’elenco delle ragazze e dei ragazzi suicidi perché insultati, derisi, tormentati, emarginati per la loro diversità, il loro aspetto fisico, la presunta omosessualità. L’ultima, proprio ieri, a Venaria (Torino) una ragazzina di 14 anni che si è gettata dal balcone. Pare che fosse perseguitata dai cyberbulli di Ask.fm, temeva di essere brutta. Sempre nella rete aveva trovato i suoi aguzzini Nadia, la 14enne di Fontaniva, nel Padovano, insultata ferocemente dopo essere stata lasciata dal fidanzatino. E prima di lei Carolina di Novara, umiliata dai suoi coetanei,  si era lanciata dal balcone.  E poi i ragazzi:  solo a Roma, negli ultimi anni, quattro casi drammatici di studenti suicidi per colpa dell’omofobia dilagante.
«Perché se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”? Perché le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no? Perché si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo? Perché se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna? Sono solo alcuni dei perché a cui cerca di rispondere la proposta di legge sull’introduzione dell’“educazione sentimentale” nelle scuole di cui sono prima firmataria», spiega Celeste Costantino, 34 anni, deputata per Sinistra ecologia e libertà. In tutt’Italia ormai esistono progetti scolastici autonomi di formazione che forniscono a ragazzi e ragazze gli strumenti necessari per sradicare pregiudizi e svelare stereotipi maschili e femminili. E’ arrivato il momento di trasformarli in un virtuoso modello nazionale, attuando così un diritto scritto nella Convenzione di Istanbul, approvata all’umanità dal Parlamento, e colmando il ritardo dell’Italia rispetto all’Europa. E da oggi, sui social network, compare uno spot (diretto da Gustav Hofer e Luca Ragazzi)  con l’invito a firmare affinché la proposta di legge fortemente voluta da Celeste Costantino e Titti Di Salvo venga discussa al più presto alla Camera.

Troppo lungo e doloroso è l’elenco delle ragazze e dei ragazzi suicidi perché insultati, derisi, tormentati, emarginati per la loro diversità, il loro aspetto fisico, la presunta omosessualità. L’ultima, proprio ieri, a Venaria (Torino) una ragazzina di 14 anni che si è gettata dal balcone. Pare che fosse perseguitata dai cyberbulli di Ask.fm, temeva di essere brutta. Sempre nella rete aveva trovato i suoi aguzzini Nadia, la 14enne di Fontaniva, nel Padovano, insultata ferocemente dopo essere stata lasciata dal fidanzatino. E prima di lei Carolina di Novara, umiliata dai suoi coetanei,  si era lanciata dal balcone.  E poi i ragazzi:  solo a Roma, negli ultimi anni, quattro casi drammatici di studenti suicidi per colpa dell’omofobia dilagante.
Dice Celeste Costantino:

Non basta invocare la prevenzione, tanto contro la violenza sulle donne quanto contro il bullismo e l’omofobia: la prevenzione bisogna costruirla, insegnando a ragazze e ragazzi un’altra educazione civica, aiutandoli a conoscere, comprendere e affrontare le proprie emozioni. Saper parlare dei propri sentimenti migliora anche le capacità di comunicare e l’apprendimento cognitivo

“#1ora d’amore” è la sintesi un po’ scherzosa di una proposta di legge in 5 articoli che prevede un’ora dedicata all’educazione sentimentale nelle medie inferiori e superiori, a partire dall’anno scolastico 2014/2015, ridefinendo anche gli organici del personale docente e prevedendo la copertura dei costi, quantificati in 200 milioni di euro.

Ma perché non introdurre l’insegnamento dalle scuole elementari, quando iniziano a prendere forma il carattere e i comportamenti sociali di bambini e bambine? «Ho ricevuto molte sollecitazioni in questo senso. Monica Pasquino, presidente di “Scosse”, l’associazione romana che proprio alle elementari ha fatto un’esperienza straordinaria, è tra le prime firmatarie della legge. Il target per ora sono fasce di età un po’ più alte, quando si incominciano a formare relazioni importanti, ma lascio l’elemento in sospeso. La mia idea è attivare un movimento pubblico che diventi un momento di pressione. Non è un testo definitivo, verrà arricchito dai suggerimenti», risponde Celeste Costantino, che in questi anni ha approfondito la realtà drammatica del femminicidio attraverso saggi, eventi e workshop.

«Chiedo che di tutto questo si parli in Parlamento ma prima ancora nel Paese perché sento che c’è un’esigenza reale, fortissima – prosegue -. Durante il mio recente giro nei centri anti-violenza molte operatrici hanno espresso questo bisogno. Le famiglie vanno coinvolte ma da sole non sono in grado di fornire l’educazione all’affettività di cui parla la Convenzione di Istanbul. Il punto è creare un nuovo modello di cittadinanza. Alcune insegnanti sono spaventate, impaurite da questo ulteriore elemento di responsabilità, ma dalla maggior parte sono arrivate risposte entusiastiche. E in tante scuole già accade…

Di recente sono stata al liceo Kant di Tor Pignattara dove un anno fa si è suicidato un ragazzo, Simone, perché veniva preso in giro per la sua presunta omosessualità. Questo evento drammatico ha innescato un sistema virtuoso. Non aspettiamo che si consumino queste tragedie!

Ma chi insegnerà una materia così delicata? Occorrerà intensificare nelle università i gender studies, corsi di laurea a pieno titolo, che in passato spesso sono stati i primi a “saltare”, ad esempio a Torino e a Cosenza, dove tuttavia il ricorso, presentato proprio da Celeste Costantino, ha consentito di reintegrare la docente. Per chi già insegna saranno previsti corsi di formazione che partano da una base in scienze umanistiche (dall’antropologia alla psicologia) e tengano conto della specificità degli studi di genere. «Io stessa – aggiunge la deputata – ho fatto un master in Mediazione culturale all’Università Roma Tre dove c’era questo tipo di impostazione. E poi ci sono i laureati in Scienza della formazione… Insomma, le competenze esistono, ma sono rimaste nel cassetto!».

L’educazione sentimentale è qualcosa di più complesso dell’educazione sessuale perché l’obiettivo è smontare quella visione inflessibile dei ruoli sessuali che spesso sfocia in forme di bullismo nei confronti di chi non rientra in questo schema. La formazione, misurandosi criticamente con la sfera dei sentimenti e stimolando la capacità di riflettere sull’emotività, può indicare alle nuove generazioni le modalità per imparare a gestire i conflitti di domani, i fallimenti, i rifiuti.

Educazione sentimentale che non può prescindere da una valorizzazione del contributo delle donne nella storia e nella letteratura, mettendo in risalto le figure femminili, con testi che seguano il codice di autoregolamentazione Polite (Pari Opportunità nei libri di testo).

«Ma non basta parlare di parità – conclude Celeste Costantino -. Rompere gli stereotipi è possibile solo se si alimentano sentimenti di affetto, riconoscenza, condivisione».
 
 

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