.

.

Le madri dei figli maschi hanno una responsabilità in più
di Erica Vecchione, su www.ilfattoquotidiano.it (16/3/2018)

Crescere un figlio è un’esperienza totalizzante, alle volte asfissiante, che ti pone in una posizione relativa col mondo. Non è più solamente delle tue azioni e dei tuoi bisogni autoreferenziali a cui devi rispondere, ma di quelle dei tuoi figli.
I tuoi figli non sono unicamente un fatto privato all’interno del tuo album dei ricordi, ma le fondamenta della società civile di domani. Quella stessa società che potrebbe entrare in prima pagina come fatto di cronaca, nel bene e nel male.
Crescere una figlia femmina comporta meno responsabilità etiche che non crescere un maschio. Non è una questione di genere di per sé, piuttosto una questione di potere delle forze in campo.
In questi mesi si è parlato molto, moltissimo, del movimento #metoo, della rivincita delle donne, di una nuova fase di consapevolezza rispetto alle molestie e alla violenza, ancora orribilmente diffuse in tutto il mondo.
Se la coscienza di sé è un requisito indispensabile per rivendicare i propri diritti e far crescere la propria autostima, non credo ci possa essere una vera rivoluzione culturale tra i sessi senza la partecipazione massiccia e diffusa degli uomini.
Non ci potrà mai essere parità a livello sociale, lavorativo e intellettuale senza il contributo in prima fila degli uomini. Per scrivere un altro capitolo davvero, bisogna stare a fianco degli uomini. Non davanti e nemmeno indietro, ma appaiati sulla stessa linea di partenza.
Quando cresci una figlia femmina, oltre a farle coltivare la propria identità, devi instradarla nel riconoscere i cattivi maestri, il malamore e a difendersi da essi. La poni in una posizione di difesa davanti a un pericolo conclamato, non creato da lei.
Quando cresci un maschio, educhi l’uomo adulto in divenire, e puoi porre delle basi concrete sul modo in cui concepirà le relazioni con le donne. Se cresci un maschio hai la possibilità di limitare (senza gongolarci, è ovvio, nell’illusione di onnipotenza) la proliferazione di un essere mostruoso per il quale, la vita di una donna, ha un valore inferiore a quelli della sua specie.
Fin da bambini, a molti maschi, vengono concessi privilegi e attenuanti perché maschi. L’aggressività, le smargiassate, l’insofferenza alle regole, il poter fare il bello e il cattivo tempo (in casa e fuori) vengono loro perdonati perché all’interno di un’indole percepita naturale.
Crescere un figlio è un’esperienza totalizzante, alle volte asfissiante, che ti pone in una posizione relativa col mondo. Non è più solamente delle tue azioni e dei tuoi bisogni autoreferenziali a cui devi rispondere, ma di quelle dei tuoi figli. I tuoi figli non sono unicamente un fatto privato all’interno del tuo album dei ricordi, ma le fondamenta della società civile di domani. Quella stessa società che potrebbe entrare in prima pagina come fatto di cronaca, nel bene e nel male.
Crescere una figlia femmina comporta meno responsabilità etiche che non crescere un maschio. Non è una questione di genere di per sé, piuttosto una questione di potere delle forze in campo.


In questi mesi si è parlato molto, moltissimo, del movimento #metoo, della rivincita delle donne, di una nuova fase di consapevolezza rispetto alle molestie e alla violenza, ancora orribilmente diffuse in tutto il mondo.Se la coscienza di sé è un requisito indispensabile per rivendicare i propri diritti e far crescere la propria autostima, non credo ci possa essere una vera rivoluzione culturale tra i sessi senza la partecipazione massiccia e diffusa degli uomini.Non ci potrà mai essere parità a livello sociale, lavorativo e intellettuale senza il contributo in prima fila degli uomini. Per scrivere un altro capitolo davvero, bisogna stare a fianco degli uomini. Non davanti e nemmeno indietro, ma appaiati sulla stessa linea di partenza.
Quando cresci una figlia femmina, oltre a farle coltivare la propria identità, devi instradarla nel riconoscere i cattivi maestri, il malamore e a difendersi da essi. La poni in una posizione di difesa davanti a un pericolo conclamato, non creato da lei.Quando cresci un maschio, educhi l’uomo adulto in divenire, e puoi porre delle basi concrete sul modo in cui concepirà le relazioni con le donne. Se cresci un maschio hai la possibilità di limitare (senza gongolarci, è ovvio, nell’illusione di onnipotenza) la proliferazione di un essere mostruoso per il quale, la vita di una donna, ha un valore inferiore a quelli della sua specie.
Fin da bambini, a molti maschi, vengono concessi privilegi e attenuanti perché maschi. L’aggressività, le smargiassate, l’insofferenza alle regole, il poter fare il bello e il cattivo tempo (in casa e fuori) vengono loro perdonati perché all’interno di un’indole percepita naturale.
Tollerare eccessi d’ira, piccoli soprusi, vigliaccate, un linguaggio violento, sono espressioni di carattere che non devono essere condonati, così come incentivare l’atteggiamento divisorio che mette maschi e femmine su due fronti inconciliabili. Noto spesso la tendenza di alcuni genitori di favorire il concetto del ‘maschi con maschi‘ e ‘femmine con femmine’, o l’agevolare le attività gender-based. E’ indispensabile insegnare loro, già dai primi anni, il coinvolgimento asessuato con l’altro. La commistione delle esperienze tra maschi e femmine rende possibile la crescita emotiva perché attinge da bacini diversi. Solo da una convivenza senza dogmi si può generare il rispetto.
Strizzando un occhio a un certo tipo di comportamento spaccone, che diventa poi schema, si crea un terreno fertile per la diffusione di bullismo prima e violenza dopo.
In un mondo ideale, fatto di famiglie che dividono il carico dell’educazione dei figli a metà (non necessariamente in termini di tempo, ma di presenza affettiva), il padre – al quale il bambino guarda e s’ispira – deve essere ugualmente intransigente, senza scivolare nella tentazione della complicità compagnona da spogliatoio.
Sulle modalità nelle quali porsi con gli altri devono esserci regole granitiche, perché se fai il bullo con una (qualsiasi) controparte più debole non sei figo, ma solo una carogna. Che tu abbia cinque, dieci o quindici anni.
Dalla maturità dell’uomo arriva il traguardo della donna.
Se la scuola avesse più risorse da investire, se lo Stato garantisse la protezione a tutte le vittime, se le leggi fossero inasprite ed applicate prontamente, i numeri di cui parliamo sarebbero forse diversi, ma l’emergenza da affrontare è ora. La società è solo in parte plasmata dalle istituzioni, l’essenza che diventano gli esseri umani nasce da lontano, in primis in famiglia.
Lo sforzo della responsabilità di crescere figli psicologicamente sani, sarà ricompensato dall’orgoglio di vederli uomini veri, e dovrebbe essere nell’ordine del giorno di qualsiasi genitore.
 
 

maopode :: design