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IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL, di Hayao Miyazaki, Giappone 2004 |
Sophie è una diciottenne senza troppe ambizioni; fa la cappellaia nel negozio della madre. Non sembra come le altre ragazze, nella sua semplicità non dà molta importanza alla bellezza fisica, convinta di non possederne.
Howl invece è un terribile e bellissimo mago di cui si dice mangi il cuore delle fanciulle; imprigionato da un patto con il demone del fuoco, nasconde il suo passato e un segreto che lo rendono così leggendario.
Questo non è uno struggente e melodrammatico Disney né un robotico complicatissimo manga.
Tratto dal romanzo per ragazzi di Diana Wynne Jones, finalmente un film d’animazione senza personaggi che sembrano usciti da qualche videogioco o fumetto.
“Il castello errante di Howl” è un capolavoro, sia dal punto di vista grafico che narrativo, di un autore come Hayao Miyazaki, già veterano di premi con “La città incantata” del 2003.
Questo regista dimostra come nel cinema odierno ci sia ancora posto per i cartoni disegnati a mano, ispirati alle storie per l’infanzia, e non solo per effetti speciali realizzati con la tecnologia.
La sua storia però non è soltanto bella per gli occhi, ha un significato profondo, molto attuale, che tocca l’animo umano: la difficoltà di accettarsi dentro e fuori e trovare la propria strada.
Questa è la sfida da affrontare per Sophie che, colpita dalla maledizione della Strega delle Lande, perde la giovinezza trasformandosi in una vecchietta. Per conquistare il cuore del bel mago quindi non potrà usare l’arma della bellezza ma la sua forza interiore e il suo coraggio.
Al centro della storia di Miyazaki c’è il rapporto con il proprio corpo. Con la vecchiaia Sophie acquista un’attenzione particolare per il funzionamento di quella macchina straordinaria che prima ignorava con scarsa autostima, il suo corpo cambia viaggiando tra le varie età, secondo i suoi stati d’animo e la maturazione che conquista. Lo stesso mago, da creatura temibile e oscura, si trasforma in capriccioso essere umano con la paura di invecchiare.
Il regista ci dice che la bellezza non è sempre segno di felicità e di ricchezza interiore, riprendendo un tema da “La bella e la bestia”: un bellissimo giovane può trasformarsi in belva e una ragazza in vecchietta decrepita.
La riacquisizione della libertà per l’uno e della giovinezza per l’altra diventa quindi un percorso di crescita e il raggiungimento di un equilibrio personale.
Nel mondo di Miyazaki streghe, sortilegi, magie, si mescolano alla gente comune nella sconosciuta cittadina delle Lande dove le leggende popolari si scontrano con la dura realtà della guerra. Una guerra che serpeggia sottile come tema ossessionante in tutta la vicenda fantastica, ma senza dare chiare indicazioni su quale sia la posta in gioco o i due eserciti combattenti.
I bei paesaggi da sogno vengono spezzati dal grigiore di macchine distruttive volanti come la bellezza di Howl può trasformarsi in mostruosità. Dietro ogni facciata, bella o brutta che sia, possono nascondersi lati insidiosi ma in questa favola è solo questione di tempo, quello necessario ad Howl per recuperare la sua interiorità autentica e a Sophie la sua autostima.
Anche il mondo intorno a loro riuscirà ad assestarsi e a costruire la pace. |