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principi-e-principesse PRINCIPI E PRINCIPESSE, di Michel Ocelot, Francia 1999

"Facciamo che io ero un principe e tu una principessa". Una ragazzo e una ragazza si trasformano nei protagonisti di sei racconti, viaggiando tra passato e futuro in diversi angoli del mondo. 

L’antefatto: due bambini giocano tutte le sere in un cinema abbandonato e, con l’aiuto di un vecchio tecnico, inventano delle favole e si travestono per viverle. Realizzate con mezzi semplici, come carta, colla e filo di ferro, le storie raccontano di principi e principesse, di streghe e regine, per riscoprire un po’ di magia e tenerezza. Queste le storie: La principessa dei diamanti. A causa di una maledizione, una principessa è tenuta in un luogo segreto. L’unico indizio per ritrovarla sono dei diamanti. Ma tutti i principi che hanno provato a cercarla sono scomparsi nel nulla. Il ragazzo dei fichi. Egitto: un ragazzo povero che sogna, una pianta di fico miracolosa che produce frutti in inverno, una regina onnipotente e un colpo di scena... La strega. Medio Evo: nel castello la strega uccide tutti i valorosi principi che osano entrarvi. Ma un ragazzo coraggioso vuole sfidare la sorte per liberare la principessa vittima della strega. Il mantello della vecchia signora. Giappone: una vecchia signora è inseguita da un ladro che vuole rubarle il mantello. Ma l’uomo non ha fatto i conti con le infinite risorse della nonna. La regina cattiva. Fantascienza pura: una regina cattiva uccide i suoi pretendenti con un megaradar. Un semplice ammaestratore di “fabulo” (un animaletto che fischia benissimo) è però deciso a sposarla. Principi e principesse. In un romantico parco, un principe supplica una principessa affinché gli conceda un bacio. Lei, nonostante le remore, acconsente.

 

Commento

Film che si compone di sei episodi, brevi cortometraggi realizzati da Ocelot verso la fine degli anni Ottanta e presentati per un ciclo, dedicato all’animazione, che ebbe un breve passaggio sulla televisione francese. L’autore sarebbe stato pronto e disposto a realizzarne altrettanti ma, con suo grande rammarico, il progetto finì lì. A dieci anni di distanza, grazie al successo di Kirikù e la strega Karabà, Ocelot ha l’occasione di offrire al pubblico la riscoperta dei piccoli racconti, fatti con passione e cura, e caratterizzati da un’estrema semplicità di realizzazione, nel nome di una maggior purezza poetica. Si tratta di sei brevi fiabe, la cui esposizione è resa uniforme dalla presenza dei due bambini, curiosi e ricchi di fantasia, supervisionati dal vecchio tecnico, che si ritrovano in un cinema abbandonato, dove danno libero sfogo alla propria immaginazione, inventano storie e le interpretano. Siamo davanti alla rappresentazione di quella che è, per il regista, l’idea della nascita di una fiaba. Così i bambini non tralasciano niente: protagonisti, tematica, storia e morale. La tecnica di messa in scena delle loro “creazioni” è quella, vecchia ma sempre suggestiva, delle Ombre Cinesi, silhouettes scure su fondali di luce. Un viaggio alle origini del Cinema, dove due bambini ci aiutano a riscoprire la capacità di stupirsi ancora, anche semplicemente davanti ad un gioco di ombre, immersi nell’affascinante mondo della Fantasia.
 
 

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